FORMULA AUT: QUANDO L’AUTISMO METTE LE ALI ALLA VELOCITÀ

Dieci ragazzi autistici, un gruppo di artisti e volontari, un prototipista di design e due architetti. Una sfida impossibile trasformata in una monoposto di Formula 1 tutta in cartapesta.

Formula Aut nel laboratorio Facciavista

Ci sono idee che sembrano impossibili.

E poi ci sono persone che decidono di provarci comunque.

Costruire una monoposto di Formula 1 a grandezza naturale utilizzando carta, cartone, legno e colla appartiene sicuramente alla prima categoria.

Almeno fino a quando, in un laboratorio d’arte di Seregno, dieci ragazzi autistici, un gruppo di artisti e volontari, un prototipista di design e due architetti decidono di trasformare quella follia in realtà.

Nasce così Formula Aut: una scultura pop in scala 1:1 che reinterpreta l’immaginario della Formula 1 attraverso il linguaggio dell’arte e della cartapesta.

Un progetto nel quale arte, autismo, design, velocità e inclusione si incontrano.

E che, dopo mesi di lavoro, arriva proprio dove era destinato ad arrivare: a Monza, durante il Gran Premio d’Italia di Formula 1, nel cuore della città, in Piazza Duomo.

Tutto comincia da una follia

La domanda, all’inizio, è semplice.

Perché non costruire una Formula 1?

Non un modellino.

Non una piccola riproduzione.

Una monoposto vera nelle dimensioni, capace di occupare lo spazio, di attirare gli sguardi, di diventare una vera scultura.

E soprattutto: perché non costruirla in cartapesta?

È da questa apparente follia che prende forma Formula Aut, un progetto nato all’interno del laboratorio artistico Facciavista, dove l’arte diventa uno strumento per dare voce al talento e creare nuove possibilità.

Davanti agli occhi dei ragazzi, lentamente, comincia a comparire qualcosa che all’inizio sembra quasi irrealizzabile.

Una struttura.

Poi una sagoma.

Poi i volumi di una monoposto.

Il muso, le fiancate, le ali, le forme aerodinamiche.

La Formula Aut prende vita centimetro dopo centimetro.

E insieme alla macchina cresce anche la consapevolezza che quella sfida può essere vinta.

Una Formula 1 fatta di carta

La Formula 1 rappresenta il massimo della tecnologia automobilistica.

Carbonio, titanio, materiali compositi, simulazioni, aerodinamica, ingegneria.

Formula Aut sceglie deliberatamente un’altra strada.

La sua carrozzeria nasce dalla carta recuperata, dai manifesti, dal cartone e da materiali semplici, trasformati attraverso un lungo e paziente lavoro artigianale.

Foglio dopo foglio.

Strato dopo strato.

La carta viene modellata, incollata, sovrapposta.

Quello che normalmente sarebbe destinato a essere buttato diventa materia prima per una grande opera d’arte.

È un processo quasi opposto alla velocità della Formula 1.

In pista tutto si misura in millesimi di secondo.

Nel laboratorio, invece, servono mesi.

Servono pazienza.

Servono precisione.

Servono mani capaci di ripetere lo stesso gesto molte volte.

Ed è proprio in questa apparente contraddizione che Formula Aut trova la propria identità.

La Formula 1 è velocità.
La cartapesta è tempo.

Formula Aut mette insieme entrambe

Dieci ragazzi, una squadra

Al centro della storia ci sono dieci ragazzi autistici.

Non semplicemente persone che aiutano a realizzare un’opera.

Una squadra.

Ognuno con il proprio modo di lavorare, la propria sensibilità, la propria capacità di osservare, costruire e immaginare.

In un progetto così grande non esiste un gesto secondario.

Ogni pezzo contribuisce alla costruzione della monoposto.

Ogni dettaglio diventa parte di un’immagine più grande.

Ed è proprio qui che la Formula Aut diventa anche una metafora.

Una Formula 1 non è mai il risultato di una sola persona.

È una squadra.

È collaborazione.

È la somma di competenze diverse che lavorano verso un unico obiettivo.

È esattamente ciò che accade nel laboratorio Facciavista.

Dieci ragazzi, artisti, volontari, un prototipista di design e due architetti diventano una squadra.

E la squadra costruisce la macchina.

La Formula 1 entra nel linguaggio dell’arte

Formula Aut non vuole imitare la Formula 1.

La utilizza come linguaggio.

La monoposto è immediatamente riconoscibile perché appartiene a un immaginario universale.

È un oggetto che parla di velocità, competizione, tecnologia, sogno.

Ma quando il pubblico scopre che quella macchina è fatta di carta, qualcosa cambia.

La sorpresa diventa curiosità.

La curiosità diventa domanda.

“Chi l’ha costruita?”

E allora emerge la vera storia.

Dieci ragazzi autistici.

Un gruppo di artisti.

Volontari.

Un prototipista di design.

Due architetti.

Mesi di lavoro.

E un laboratorio nel quale la carta è diventata arte.

È questo il potere di Formula Aut.

Non ha bisogno di spiegare l’inclusione con grandi parole.

La mette davanti agli occhi delle persone.

Arte, autismo, velocità

Tre mondi che sembrano lontani.

Eppure, dentro Formula Aut, funzionano perfettamente insieme.

Arte, perché tutto nasce dalla creatività e dalla capacità di trasformare un materiale semplice in un’opera.

Autismo, perché il progetto nasce dalla partecipazione e dal talento dei ragazzi di Facciavista.

Velocità, perché la forma stessa della monoposto porta con sé uno degli immaginari più potenti dello sport contemporaneo.

Formula Aut dimostra che l’inclusione può essere anche spettacolare.

Può essere pop.

Può essere contemporanea.

Può stare in una piazza affollata di persone durante il Gran Premio.

Può attirare uno sguardo prima ancora di essere spiegata.

E forse è proprio questo uno dei suoi messaggi più importanti.

Non bisogna sempre spiegare il talento.

A volte basta dargli una forma.

Formula Aut non corre. Formula Aut fa correre un’idea.

Una Formula 1 costruita con la carta sembra una contraddizione.

Ed è proprio questa contraddizione a renderla unica.

Velocità e lentezza.
Forza e fragilità.
Tecnologia e artigianato.
Sport e arte.
Autismo e creatività.
Individualità e squadra.

Formula Aut tiene tutto insieme.

E lo porta a Monza, nel cuore del Gran Premio d’Italia.

Per qualche giorno, in Piazza Duomo, una monoposto senza motore diventa il simbolo di un’altra forma di velocità.

Quella delle idee.

Quella del talento.

Quella dell’inclusione.

Quella delle persone che decidono di provare a fare qualcosa che, all’inizio, sembra impossibile.

Formula Aut non ha un motore.

Ma ha qualcosa che può andare molto più lontano.

Ha una storia da far correre.

E quella storia parte da dieci ragazzi, attraversa un laboratorio d’arte e arriva nel cuore di Monza.

Proprio lì dove, ogni anno, il mondo intero viene a celebrare la velocità.

Questa volta, però, la macchina più speciale è fatta di carta.

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